Racconti di Viaggio

BIRMANIA IL PAESE DELLE PAGODE E DEI CAMPANELLI…

27 Marzo 2020
…Credo fortemente che questo sia un viaggio che tutti dovrebbero fare almeno una volta nella vita…si lo so che lo si dice per molte destinazioni…ma facendo girare il mappamondo sotto le dita, soffermandomi con gli occhi su ogni singolo continente e poi su ogni singola nazione, chiudendo gli stessi occhi per ascoltare le sensazioni che ogni paese mi ha lasciato, credo davvero che la Birmania ( o Myanmar) chiuda in sé uno spirito di pace, di ringraziamento, di preghiera, di primordialità che nessun altro Paese è in grado di trasmettere….

Come scrisse Terzani nel suo libro Un indovino mi disse: “Da qualche parte c’è qualcuno che spinge il mondo affinché giri sempre più alla svelta, perché gli uomini diventino sempre più uguali in nome di una roba chiamata <Globalizzazione> di cui pochi conoscono il significato e ancor meno hanno detto di volere…”

Ecco che è proprio un viaggio in Birmania a darci la possibilità di uscire da questa globalizzazione e di tornare ai primordi, per apprezzare la pace, la semplicità, per ritrovare il valore racchiuso in ogni dove e per apprezzare lo scorrere lento del tempo …. Ed il tempo, in Myanmar, è scandito dalla preghiera… migliaia di fedeli si riuniscono nella piazza di fronte all’immensa Pagoda Shwedagon a Yangon, la vecchia capitale del Myanmar. Il suo Stupa è il più alto di tutta la Birmania, ben 99 metri di mattoni ricoperti di foglie d’oro; si dice che qui siano conservati 8 capelli dello storico Buddha Gautama. Quando al termine della giornata il sole tramonta e le luci delle candele iniziano ad accendersi, si assiste ad uno spettacolare tripudio d’oro… accanto ai monumenti buddisti si affiancano cattedrali cristiane, testimonianza che questo paese, è stato in passato una colonia britannica.

In Myanmar la vita quotidiana è scandita dai ritmi della fede più che in qualunque altro Stato al mondo. Pensate che ogni giorno i fedeli salgono a bordo di una sorta di camion aperto, per raggiungere Kyaiktiyo dove si trova la Golden Rock. Leggenda narra che i pellegrini che compiono questo tragitto per 3 volte in un anno, vengano ricompensati con ricchezza e fortuna. Ma c’è sicuramente un’altra leggenda che accompagna questo luogo di culto… si dice che una ciocca di capelli di Buddha tenga ferma la roccia nella sua strana posizione…e sicuramente qualcosa di misterioso avvolge questo luogo, dal momento che la roccia è resistita a diversi terremoti succedutisi nel corso degli anni. Questa roccia, letteralmente in bilico sulla montagna, deve il suo nome, Golden Rock, alle migliaia di foglie dorate che vengono apposte dalle persone che la vanno a visitare. Purtroppo è consentito solo agli uomini avere il privilegio di arrivare a toccarla e pregare alla sua ombra, alle donne non è permesso avvicinarsi né tantomeno toccarla.

Il viaggio continua, accompagnato sempre di più dalla sensazione di viaggiare letteralmente indietro nel tempo… si ha l’impressione di ritornare a ritroso in un’ epoca che sembra lontana anni luce dalla nostra società frenetica e che ci regala invece, un contatto intimo con la terra e con i suoi elementi…come il legame con gli animali che aiutano gli uomini a coltivare la terra o come l’abilità nell’intreccio lento di cesti di paglia da riporre sul dorso delle donne chine nelle piantagioni a raccogliere foglie di tè … Qui quasi tutti, indossano il Longyi, una gonna  lunga fino alle caviglie simile al Sarong, le donne e i bambini dipingono i loro volti sorridenti e aggraziati con il Thanakha, gli uomini hanno la bocca e i denti rovinati dalla masticazione del Betel, che ha effetti simili al caffè e i pescatori usano reti coniche e spingono le loro canoe in bilico su una gamba sola… sono i pescatori del Lago Inle, distesa placida circondata da lievi montagne dove vive il popolo Intha,  il cui stile di vita sembra collocato fuori dal tempo… Gli Intha sono letteralmente i “figli del lago”, vivono di ciò che regala la natura, abitano in palafitte di legno costruite sull’acqua e sono la dimostrazione di un’armonia e di un adattamento creati con l’ambiente circostante. Questo popolo è stato in grado di realizzare dei veri e propri orti galleggianti, delle isole che ad oggi, sono tra le piantagioni più fertili al Mondo.

A due ore di auto dal Lago Inle si trova il sito di Kakku, nascosta e poco conosciuta meraviglia, espressione della devozione buddhista, che custodisce in 1 km quadrato ben 2478 Stupa di epoche, stili ed altezze diverse. La magia di questa valle è il silenzio rotto solo dal vento che fa suonare migliaia di campanelli situati in cima agli Stupa.

Forse nessun altro Paese, ha visto il susseguirsi di così tante capitali e Bagan è stata una di queste. Qui, durante la stagione secca, ogni mattina prima del sorgere del sole, è possibile ammirare una danza davvero suggestiva…salire su una mongolfiera per perdere lo sguardo alla ricerca degli oltre 2000 templi costruiti su un’area di oltre 40 km quadrati e cercare un intimo contatto con la cultura millenaria del Myanmar.

L’ultima tappa di questo viaggio è Mandalay, con il suo ponte U Bein ad Amarapura, il ponte in Teak più lungo al mondo (1200 metri sul lago Taungthaman.) Se riuscirete ad arrivare in questo luogo per l’ora del tramonto, non potrete che cogliere l’essenza di questa terra… Come il calar lento del sole, accompagna l’oggi nel suo viaggio verso il domani, così l’incedere calmo lungo il ponte da una sponda all’altra del lago sarà simbolo del medesimo passaggio…Questo è il Myanmar…il Paese dove ci si può perdere, per ritrovare se stessi…

Barbara e Gianfermo

Story written by Chiara

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